Ogni viaggio inizia in modo diverso.
Inizia da un’immagine, da una musica, da un racconto, dalla voce di chi è partito prima di te.
A volte inizia di notte quando il mondo è fermo, forse troppo, e allora inizi a sentire il bisogno di muoverti, di uscire, di cambiare, di saltare lontano.
Qualcuno gira il cuscino e torna a dormire, ma qualcun altro, quelli come noi, (ci ho sentito chiamare viaggiatori, ma anche pazzi, scellerati, sognatori) decidono di lasciare le coperte e uscire furori.
Allora ti accorgi che li fuori c’è un mondo che aspettava solo di essere visto. Un mondo fatto di uno zaino, pochi spicci e una canzone.
Di compagni di avventura, fratelli di una sola notte che ti piombano sulla cartina, con cui condividi un pezzo di pane, un caffè e qualche stella.

Poi però si fa ora di tornare a letto e rimane solo un ricordo di quel mondo visto li fuori, quello che conservo in Josè che a Cuba in una notte di insonnia mi ha insegnato l’arte del Mojito, in Sameer che senza sapere da dove venissi o dove andassi mi ha offerto un letto a Mumbai, in Mel che sotto il sole della Thailandia mi ha mostrato orgoglioso la sua nuova zattera, in Tayab che a Istanbul mi ha portato in piazza a protestare per la libertà. Persone che si incrociano e poi ognuno la sua strada.
Se prima di riaddormentarmi però mi fermo a pensare, vedo un viaggio fatto di persone, non di luoghi. Quelle stesse persone che adesso ci mancano così tanto. Sono loro a dare forma a quel mondo ideale che continuo a inseguire e che forse non esiste, ma che mi costringe a continuare ad alzarmi da quelle coperte, fare lo zaino e tornare a viaggiare.