‘Il mondo visto, il mondo fermo e il mondo che vorrei’… Questi sono i tre punti, da cui ci è stato chiesto di partire per raccontare cosa, fino a questo momento, a noi, appassionati di viaggi (o del mondo, direi) e a chiunque avesse voluto, viaggiando per il mondo, ci ha fatto brillare gli occhi, ci ha fatto divertire, ci ha fatto sognare, ci ha stupito, ci ha incuriosito e ci ha fatto rendere conto di quanto siamo fortunati o di quanto, attraverso la conoscenza di popoli diversi dal nostro, tanto poi così diversi non siamo perché tutti apparteniamo ad un unico grande gruppo, il genere umano. Difatti, è proprio l’uomo che, nei momenti più bui della sua esistenza, si stringe forte ai suoi affetti, ai suoi cari, per farsi forza; l’uomo che ritrova quel senso di comunità e si sente fratello o sorella dei suoi connazionali. Quello stesso uomo che, in tempi normali, è pervaso da egoismo, indifferenza e tanti altri aggettivi negativi che, ad elencare, non finirebbero più.
Ahimè, però, nei momenti difficili, come quelli che stiamo vivendo, c’è chi vive con la sua famiglia ma c’è anche chi è solo e, mai come questa volta, può sentirsi vicino ai suoi cari, che magari vivono a distanza, solo virtualmente, mentalmente e spiritualmente. Di sicuro non è facile, io posso solo immaginare.
Sono diverse, quindi, le cose a cui le persone stanno rinunciando in questo particolare periodo della nostra vita ed è difficile rinunciare a ciò che ci piace fare. Nel mio caso, oltre a sentire la mancanza dei miei amici e della mia normale vita quotidiana, c’è qualcos’altro che mi manca. Mi manca poter progettare.. vi chiederete cosa? Bè, mi manca progettare viaggi! Dopo aver ricevuto la notizia che, probabilmente, sarà possibile tornare a viaggiare a Marzo del 2021, è calata una tristezza totale… Ebbene si, è dura accettare la chiusura dei confini mondiali perché qualcosa più grande di noi ce lo impedisce! Non si può capire quanto sia pesante dover mettere un freno alla propria sete di conoscenza, archiviarla fino a data da destinarsi… Ho sempre sentito il viaggio come parte di me… non a caso ho una cartina del mondo in miniatura tatuata sul polso sinistro…Ho preso il primo aereo a 6 anni e da lì non ho più smesso.. Mi sono innamorata delle capitali, delle città di periferia, delle culture diverse dalle mie, fino ad innamorarmi delle lingue e a scegliere un percorso di studi che facesse al caso mio e che potesse darmi la possibilità, poi, di viaggiare in modo più consapevole perché lingua è cultura, si sa. Così, viaggiando per Parigi, Monaco, Praga, Berlino, Salisburgo, Istanbul, Londra (la città del cuore) Miami, Sharm, sono arrivata anche in uno dei punti più lontani dalla mia realtà, New York. La modernità, la movida, la vita accelerata di Parigi, Monaco che si contrappongono all’antico, al bello visto ad Istanbul o Smirne. Luoghi che mi hanno lasciato senza fiato, che mi hanno arricchito, che mi hanno fatto venir voglia di trasferirmi per iniziare una nuova vita lì o che mi hanno fatto desiderare di non tornare a casa e prolungare il mio soggiorno.
Ho tanti ricordi di bei momenti vissuti in viaggio ma ce n’è uno in particolare… Parliamo del 2017, non sono passati molti anni. Non sapevo cosa aspettarmi, del resto l’avevo vista solo attraverso i film, fino a quel momento.
Un turbine di pensieri mi affollava la mente : “Come sarà?
Davvero come in tv?
Che cosa proverò in quella che si fa chiamare ‘The Big Apple’?
Cosa devo aspettarmi da New York?”
Fu solo quando misi piede al di fuori del JFK, entrata in un tipico taxi giallo americano, che iniziai a guardarmi intorno, spaesata, tra quella immensità. C’è un episodio che, però, amo ricordare. Dopo una lunga camminata perlustrativa (perché se non cammini per una città, stancandoti a morte, godi solo a metà), nel centro esatto della grande mela, ovvero a Times Square, non facevo altro che girare su me stessa per cercare di cogliere tutta la particolarità, la frenesia e la caoticità di quel posto super illuminato, circondato di grattacieli, locali, negozi, turisti e persone, che si muovevano alla velocità della luce. Lì, non mi sentii come una formica, circondata da qualcosa di enorme, no! Mi sentii potente, mi sentii viva, mi sentii bene e, chiudendo gli occhi per un attimo, pensai come quell’immensità fosse piena zeppa di persone; ognuna di esse con la sua vita, le sue delusioni, le sue gioie, i suoi impegni. Persone che vivono a pieno o a metà la loro vita, distratte da tante cose, senza tempo per soffermarsi sul vero valore delle cose e del tempo, che ci viene donato; persone che, pur vivendo a mille, riescono ancora a far rivivere i valori di un tempo, senza abbandonarli mai. Ed è proprio lì che realizzai come quella fosse una delle tanti parti che compongono la bellezza del mondo, fatta di gente e di posti, che suscitano emozioni diverse a chiunque li visiti, ci soggiorni, li osservi.. Del resto, come si dice, ‘il mondo è bello perché è vario’.

La bellezza di un mondo che, in questi giorni, è un mondo diverso, un mondo che non viaggia più a 200 all’ora ma a 5 all’ora, per non dire proprio fermo; è qualcosa che fa rabbrividire, toglie il fiato ma in senso negativo. Vedere posti, diventati status symbol di grandi città, come Alexander Platz oppure Plaza Del Toro, Times Square, Oxford Street, completamente svuotate della folla di turisti o lavoratori, presi dai loro pensieri giornalieri, su e giù per le strade, mi ha riempito di malinconia e mi son chiesta come sia possibile che sia tutto fermo, tutto vuoto, che tutto taccia.

Il mondo che ho visto, che ho visitato, non è più il mondo di adesso; quello che stiamo vivendo ha cambiato non solo le persone e il loro modo di vivere ma l’aspetto delle città; ho l’immagine ben stampata nella mia mente di Times Square, la stessa che ho citato nel mio ricordo newyorkese, vuota, sospesa come in un limbo.
Siamo tutti sospesi in un limbo, non è vero? E, se volessimo paragonare il periodo che stiamo vivendo ad un viaggio, sarebbe sicuramente un viaggio inaspettato, non programmato, con fine non prevedibile. Alcune volte, i viaggi non programmati sono quelli che riescono meglio, che ci regalano qualche emozione in più, non è vero? Di certo, questo viaggio ci ha suscitato emozioni negative ma ci ha anche fatto ritrovare valori che stavamo perdendo di vista e ci ha fatto riflettere, dati i diversi accadimenti. La sua fine è imprevedibile perché non si ha una data certa ma come ogni viaggio, prima o poi, si concluderà. Come ne usciremo? Sicuramente stanchi ma quando ne usciremo per davvero, quando inizieremo a riprendere in mano la nostra vita, gradualmente, spero che lo faremo tutti con una consapevolezza diversa perchè ad aspettarci ci sarà un mondo diverso. Fermiamoci un attimo a pensare come la natura abbia tirato un respiro di sollievo e come ci sia stato palesato questo cambiamento naturale. Basti pensare alla riduzione dei tassi d’inquinamento, alla riduzione del buco dell’ozono, ad un’atmosfera che sta cambiando, ad un cielo terso e ad un’aria, che al sol respirarla, appare più leggera, pulita. Ebbene, tutto sta cambiando e ogni cosa, ogni persona ne uscirà cambiata.
Nel mondo che vorrei, quel mondo che sarà diverso, cerco e cercherò la stessa bellezza e la stessa potenza di quell’attimo vissuto a New York, sperando sia composto di persone contraddistinte da più forza, più rispetto verso gli altri e verso la natura, pronte a rimettersi in marcia, progettare, viaggiare … Ora, mi accontento di viaggiare con la mente attraverso i ricordi, di programmare viaggi per un futuro, incerto si, ma che verrà. Per il momento, mi consolo e mi lascio trasportare in questo viaggio inaspettato dalla musica… ultimamente, da ‘Heroes’ di Bowie, che ha accompagnato anche la stesura di questa riflessione (e che vorrei accompagnasse anche chi legge queste ultime righe), perché anche con la musica si può viaggiare, no?! E allora viaggiamo, balliamo, balliamo adesso e continuiamo a farlo dopo, per il mondo, perché, in fondo, tutti stiamo facendo la nostra parte e, non importa come, quando o dove, ne usciremo tutti come piccoli … Eroi.