Non è cosa facile scrivere di una citta’ contraddittoria come Palermo (in tanti hanno tentato di farlo, non sempre con successo), così appesantita da luoghi comuni e aspettative di massa non sempre veritieri.
Se mi fermo un attimo a pensare, io della mia citta’ ho sempre molto parlato ma quasi mai scritto e mi piacerebbe farlo senza mai chiamarla per nome, nel tentativo probabilmente vano, di imbastire un racconto il piu’ possibile obiettivo.
Si è detto e scritto tanto di questa metropoli; della sua posizione straordinaria al centro del Mediterraneo che ne ha determinato una inevitabile stratificazione culturale ed architettonica, frutto di innumerevoli dominazioni che hanno sentito forte il bisogno di lasciare una traccia del loro passaggio.
Ecco allora che il capoluogo siciliano viene definito una cipolla, una città fatta a strati, ogni volta che ne sbucci uno ne resta un altro da sbucciare.
Noi palermitani a questo punto della narrazione, ci preoccupiamo di rassicurare tutti del fatto che siamo stati conquistati da tutti ma dominati da nessuno, questo deve essere ben chiaro a scanso di equivoci.
Esiste una quantita’ infinita di citazioni sulla metropoli ed ho sempre fatto non poca fatica ad indicarne una preferita, una che potessi far mia ed esportare per tutte le stagioni. Credo dipenda esclusivamente dallo stato d’animo del momento; Ça va sans dire che se mi trovo in fase autocelebrativa, Goethe mi appare come una trappola inevitabile: “Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo” ; allo stesso modo se sono in fase autocritica amo mutuare una frase di un grande giornalista Giuseppe Fava: ” Palermo è sontuosa e oscena “, un’espressione che racchiude la natura bifronte e più profonda della città.

Un capitolo a parte merita il rapporto tra il capoluogo ed il mare; l’antico nome Pamormos derivante dall'unione di due parole greche, Pan (tutto) ed Hòrmos (porto) a testimonianza della stretta connessione. Una unione mai pienamente sancita; si guardano ma non troppo, si scrutano con malcelata diffidenza. Basti pensare che quasi tutti gli edifici del centro urbano danno le spalle al mare, perché proprio da quella direzione sono sempre arrivati i guai, in ricordo delle ripetute, a tratti dolorose invasioni. Ci portiamo questa diffidenza anche nella quotidianita’; sara’ pressocché impossibile vedere entrare due palermitani contemporaneamente in acqua . Uno restera‘ sempre sulla battigia e formulera’ la frase irrinuciabile di rito al temerario lanciatosi: “com’è l’acqua ?? “ alla ricerca di chissà quale sorpresa negativa.
Homo panormitanus, cronaca di una estinzione impossibile.
Il viaggiatore che arriva in citta’ spesso si sente osservato, una sensazione che crea un certo, evidente disagio; bisogna pero’ dire una cosa importante.Dietro la famosa “guardata o taliata” che puo’ essere anche insistita, si rivela una sorta di presunzione di conoscenza: cioè io ti guardo perché penso di averti gia’ conosciuto da qualche parte, una sorta di primitivo ed embrionale affetto.
Provare a catalogare, comprendere i comportamenti dei palermitani risulta impresa assai ardua. Tra le cose piu’ difficili di sicuro il fatto che inconsciamente avvertano che nella piena compiutezza è compresa una infelicita’ latente; una sorta di timore, sconforto dal non avere qualcosa che pensavi di avere una volta che finalmente hai avuto tutto quello per cui hai lottato e ti sei magari impegnato a fondo.
Qui tornano i retaggi arabi, nella tessitura dei loro tappeti i grandi maestri persiani immettevano sempre un piccolissimo errore, proprio per non sfidare Dio e la perfezione che solo a lui competeva.
Altra cosa che impressiona gli avventori è il movimento frenetico, irrefrenabile, confusionario ed isterico della citta’. Va pero’ precisato che il movimento non coincide necessariamente con spostamento; in realta’ si muove moltissimo ma si sposta poco. Per comprendere meglio il fenomeno si fa ricorso ad un verbo in dialetto siciliano: “annacarsi“, che descrive in modo preciso il movimento della culla del bambino, al quale si trasferisce piena illusione di spostamento quando in realta’ è solo puro movimento. Pur restando immobile questa terra si muove molto, con scatti improvvisi ed altrettante pause.

Vogliamo poi parlare della sindrome che colpisce tutti noi isolani e che Sciascia defini’ “ invisibilita’ dell’evidente” ??? Una sorta di imperdonabile disinteresse che colpisce quanti sono abituati a convivere con qualcosa che da altri viene considerata di straordinaria bellezza; in questo siamo primatisti assoluti!
Ebbene si, sono un fanatico, un predicatore e missionario della mia terra; non mi stanca mai, non finisce mai di stupirmi, inebriarmi, deludermi e dopo un secondo rinfrancarmi.
Vi lascio ora con la frase che forse piu’ mi sta a cuore e che riguarda l’intera isola.
È facile essere felici in Sicilia, ma è un'operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana. ... Ma soprattutto la vera Sicilia è nel sorriso delle persone che ti accolgono ... l'aereo decolla, non stai lasciando un luogo, stai lasciando un modo di vivere.
Francesco e la sua famiglia sono i proprietari di Villa Cinzia, location in posizione centrale ma tranquilla a Mondello.

A soli 150 metri dalla spiaggia,si compone di tre appartamenti finemente arredati, dotati di esclusivi spazi esterni attrezzati ed ombreggiati
Io, per quanto bene conosce la realta' che ci ha descritto, lo terrei ben presente per we o lunghe vacanze, fosse solo per ascoltarlo raccontare!