Sono una viaggiatrice anonima.Una che per il mondo passa e cerca di non lasciare traccia. Una vagabonda in punta di piedi. Sono 13 anni che girovago tra isole e arcipelaghi e loro sono, a tutti gli effetti, la mia dimensione preferita, il fazzoletto di terra su cui amo approdare. In piccole avventure nel mio andirivieni per il globo mi ci sono imbattuta, ma mai avrei creduto un giorno di vivere e poter raccontare quel che ho vissuto.
Mi sono sempre sentita un'isola: lontana dalla terraferma, diversa da ciò che la circonda e con un animo incline al silenzio e alla solitudine. La natura, pur quando brulla e vulcanica, è il mio elemento vitale e la sua forma più riassunta, l'isola, è per me, il posto dove catapultarmi quando socchiudo gli occhi.
Lo confesso: ho anche fantasticato, a volte, che un bel dì, come nella più itinerante delle favole, mi sarei ritrovata a prendere dimora. Si, l'ho fatto: ho immaginato una vita isolana. Un'isola su un'isola. Che lieto fine!
Mai, invece, avrei creduto di poter affermare di essere: un'isola, su un'isola, in confino su un'isola isolata. Sono rimasta bloccata alle Isole Canarie per due mesi, settantasette giorni per precisione. Quando il mondo improvvisamente si è fermato, io ero a Fuerteventura già da quasi una settimana e d'un tratto si è iniziato a parlare di distanziamento sociale, poi di lockdown e poi fermi tutti e guai chi si muove!
Sospesi voli aerei, collegamenti con la Penisola o con l'Italia o con quasi tutta Europa. Niente barche, navi e nessun mezzo per tornare o spostarsi da nessuna parte. Isolamento alla massima potenza. Il giusto mix tra esilio e confino. Due mesi nella tranquillità di una finca, la tipica abitazione dell'entroterra maxo, una sorta di piccola masseria. Chiusa in quarantena, ferma sull'isola Lenta.
In un momento storico che ha fatto vacillare il mondo, mi sono travata a vivere tutto questo in una casa non mia, lontano dagli affetti, a sottostare a giurisdizioni di un Paese diverso dal mio, a leggere decreti in una lingua non mia, il tutto condito dalla costante ricerca e profusione di serenità per spegnere le brutte notizie dei quotidiani , l'ansia delle persone lontane in pensiero, il bombardamento mediatico dei social, cercando di fissare, per tutto il tempo, solo il lato buono della medaglia a credere fermamente nel potere del pensiero positivo.
Ecco allora, quando ti concentri solo sul bello, scopri che a volte dimora, non ha a che fare con l'indirizzo sui documenti, ma é semplicemente il posto dove riesci a sentirti al sicuro quando fuori tutto é incerto. Si, si può chiamare casa un luogo, anche se sul campanello non c'è riportato il tuo nome. E così, una volta che decidi di smetterla di prendertela perché i tuoi piani sono saltati, comprendi il magico potere del viaggio, il breve varco spazio-temporale che sta tra un programma cambiato e un itinerario diverso, e se riesci a trovarti sintonizzato su quella dimensione... ecco che puoi scoprire il buono dell'esperienza più unica che la vita poteva donarti: fermarsi nel posto migliore, nel momento peggiore.
Nel mio grigio bilocale nella provincia milanese avrei certamente avuto tutto le comodità e una connessione migliore, avrei avuto certamente più "cose" di quelle che possono starci in un bagaglio a mano, ma non sarei tornata arricchita del tesoro che solo certi vissuti possono regalarti.
Vivere a lungo su un'isola ti permette di scoprire, anche se chiusa in casa, la sensazionale natura che ovunque ti circonda. Ti basta spalancare una finestra per godere di un cielo trapunto di stelle, di un infuocato tramonto, della luce vermiglia dell'aurora, della cantilena del vento e solo fermandoti a lungo puoi scoprire che in certe parti del mondo la pioggia cade "asciutta", che i cactus non hanno solo le spine, ma fanno anche i fiori e che le piante raccontano, in silenzio, la mappa del mondo.Ho provato quello che solo nei tempi passati conoscevano: l'isolamento di un isola. Ho compreso ogni ragione per cui per anni le isole sono state scelte come custodi di prigioni o esuli, ho capito quanto un braccio di mare può dividere e che quanto, se ti trovi in mezzo al mare, come un equipaggio disperso, puoi essere lontano dagli occhi e dal cuore. Lontano dall'Africa e lontano dall'Europa. Lontano.
Ho avuto il privilegio di vivere il mondo fermo, di salire su un aereo quando nessuno poteva farlo, di fare un "viaggio nel tempo" e di essere teletrasportata in un mondo dove il concetto di distanza non può essere bypassato. Ho trovato cuori aperti nonostante il duro periodo, ho trovato sorrisi dove mi attendevo diffidenza e non ringrazierò mai abbastanza l'Universo per questo imprevisto trasformatosi in un dono di inestimabile grandezza.

Viaggiare è la chiave.
Lo resterà per sempre, anche in questo "nuovo mondo" va tramandato.
A te viaggiatore dico, allora, qualunque tipo di viaggio intraprenderai, non scoraggiarti mai, in viaggio gli imprevisti possono diventare possibilità e dunque... stringilo bene, guardalo con attenzione e ringrazialo quel biglietto aereo: non saprai mai fino in fondo quanto lontano veramente ti porterà!
Alba.